16/04/19
IusCulturae cittadinanza storie

Ius culturae: ecco la storia di Great

Ius culturae: ecco la storia di Great che raggiunge un record straordinario ma non possiamo dirlo nostro perché non le abbiamo riconosciuto la cittadinanza. 

di Chiara Marconi, comitato Vero Firenze

C'era una volta una ragazza nata e cresciuta ai piedi della Mole Antonelliana, tra lo stabilimento della Fiat ed i corsi eleganti e raffinati di una città dal sapore Sabaudo: Torino. Una storia di sofferenze e di sacrifici alle spalle, ma che nonostante tutto non fa perdere alla protagonista il sorriso. Come vi immaginate questa piccola donna?

Sicuramente non con la pelle nera, non con una testa piena di riccioli crespi, sicuramente, a questo punto, neppure italiana... ovviamente questa è una provocazione, la ragazza per nascita, lingua parlata e contesto in cui è cresciuta, ha tutto per meritare questa "qualifica". Se facciamo lo sforzo di conoscere meglio la sua storia ci apparirà, un po’ come un romanzo di Charles Dickens, in cui il protagonista alla fine però ottiene il suo meritato premio di consolazione. La stessa che questa bella e talentuosa ragazza purtroppo per il momento non potrà sperare di ottenere.

Partiamo dall'inzio

Partiamo dall'inizio, la giovane si chiama Great Nnachi, quattordici anni, nata al Santa Margherita di Torino da madre e padre di origine nigeriani, trasferiti in questa città prima ancora che lei nascesse per cercare di rendere la loro vita migliore di come l'avevano lasciata nel loro paese. Le cose però non sono andate come speravano, il destino ha riservato loro una storia tutta in salita. Il padre, operaio della Fiat, muore quanto Great ha solo cinque anni ed il suo fratellino è invece in fasce, così la mamma si deve rimboccare le maniche e sola, senza nessun aiuto, inizia a lavorare per poter sfamare i suoi due figli.

Così la piccola si improvvisa madre per il fratellino e lo fa sempre senza dimenticarsi di spegnere il suo bel sorriso, ma la vita a volte offre delle importanti risorse. Great e la sua famiglia trovano nel Cus Torino, una società che ha come obiettivo quello di offrire attraverso lo studio e lo sport una grande possibilità di riscatto, la loro grande soluzione di rivincita.

Questa polisportiva offre ai molti, tantissimi stranieri che Torino accoglie ogni anno, una dignità che attraverso lo sport nessuno potrebbe offrire loro (il Cus Torino è la più grande polisportiva in Italia, attestata perfino dal CONI, ha più di venticinque discipline al suo interno).

Great vi entra in punta di piedi, per accompagnare il fratellino a dei corsi di calcetto, e fin da subito non è passa inosservata, Luciano Gemello, noto preparatore atletico, numero uno italiano, ha riconosciuto il suo talento solo per come camminava. Il passo è stato breve dal diventare spettatrice del fratello, attualmente nella sezione giovanile della Juventus, a protagonista indiscussa per il salto con l'asta, la disciplina che la vede gareggiare e vincere.

Ma facciamo un passo indietro

Ma facciamo un passo indietro, Great arriva al Cus Torino e qui subito viene messa in condizione di poter frequentare la struttura con agevolazioni economiche, tanto da farle ottenere anche una piccola borsa di studio, perché la ragazza non solo è una campionessa nello sport, ma a scuola ha il massimo dei voti.

Torino non è una città semplice, ma il presidente del Cus, Delicio Riccardo, è convinto che lo sport possa integrare e porre tutti sullo stesso piano: “Lo sport abbatte le barriere, che soprattutto in una città come Torino, che è alla fine un grande paesone, fatto di tante realtà diverse e di gruppi di persone già formate fin dai tempi delle scuole elementari, attraverso lo sport possa mettere senza grande sforzo tutti sullo stesso livello, a patto che poi oltre a questo ci sia una preparazione scolastica che segue i giovani. Noi del Cus aiutiamo questo ragazzi a guidarli fino a farli ottenere una formazione universitaria”.

Torniamo alla storia di Great

Torniamo alla storia di Great. E alla bellezza di questa giovane che per sua stessa ammissione quando salta con l’asta, guadagna una fetta di Paradiso : “È un emozione fortissima, mi batte forte il cuore e mi sembra di volare”. Una sensazione che le permette di riprendersi qualche piccola e grande soddisfazione dopo tutto quello che lei e la sua famiglia hanno dovuto passare.

La storia sembra che sia finalmente arrivata ad un punto in cui si possa intravedere il meritato lieto fine, ma purtroppo non è così. Infatti per la nostra legge italiana questo talento dello sport, questa ragazza che ha messo tutta se stessa e la sua tenacia e determinazione nel conseguimento di un sogno, dovrà rinunciare al titolo che ha ottenuto, solo perché quel titolo non le spetta, in quanto non ritenuta Italiana. E così per il momento resta una sogno da tenere chiuso in un cassetto, lei che per la nostra e per quella che dovrebbe essere la sua bandiera, è salita sul podio più alto ed ha fatto sperare tutti che quel tricolore potesse sventolare ancora una volta alle Olimpiadi.

Raccontiamo questa storia per far capire che l’ignoranza di noi tutti ci spinge ad essere dei burocrati spietati ed ottusi, ci spinge a ignorare storie di umanità che aprirebbero spiragli di positività e di consapevolezza diversi. La nostra comunità è costituita da tante realtà provenienti da culture diverse, non possiamo chiudere le nostre menti, i nostri occhi, i nostri cuori, tutto questo bisogna trasformarlo in una grande possibilità di crescita per il nostro paese. Di storie come quella di Great ne è piena l’Italia, aiutaci a cambiare le prospettive con una semplice firma per lo Ius culturae*e far ottenere a tutti quei talentuosi “aspiranti” italiani a sentirsi orgogliosi di potersi chiamare tali.

*Che cos’è lo ius culturae?

Una fattispecie nuova di acquisto della cittadinanza italiana, a seguito di percorso formativo. È rivolto al minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età.
Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale.

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